Twitter: il social network delle rivoluzioni? Cosa è successo in Turchia…

Rivoluzione in Turchia con TwitterOggi su MSN SCAN ci occupiamo del grande tema di questi ultimi giorni: può Twitter superare il muro dell’indifferenza, il muro dei media controllati, quando i popoli si ribellano?

Sembrerebbe di si, ultimo caso quello della Turchia. 

Il potente social network di microblogging è riuscito a creare informazione e ad abbattere barriere tra il popolo turco e le altre nazioni in un modo che da qualcuno è stato addirittura definito “pericoloso”.

Il perchè lo capirete fra qualche paragrafo.

Che cos’è successo

In Turchia abbiamo assistito ad una sollevazione popolare contro il crescente autoritarismo del primo ministro Recep Tayyip Erdogan.

I media, controllati da vicino dallo stesso capo del Governo grazie a multe diffuse, si sono rifiutati di mostrare in diretta le proteste, facendo partire uno di quei movimenti digitali che ricorderemo a lungo.

A cosa ha contribuito Twitter?

Gli utenti attivi di Twitter sono cresciuti in Turchia, nel corso delle proteste, del 90%. Numeri impressionanti, che hanno accompagnato la triste rassegna di immagini che proveniva direttamente dalla piazza.

Le violenze della polizia e i simboli della protesta hanno incontrato un pubblico di portata mondiale non grazie ai media tradizionali, ma grazie all’uso che di Twitter hanno fatto i manifestanti turchi.

Twitter il rivoluzionario?

In realtà non è la prima volta che Twitter aiuta, involontariamente, i manifestanti. Si era già visto durante l’onda verde, la protesta in Iran a ridosso delle scorse elezioni presidenziali, e anche durante le diverse primavere arabe l’uso dei social network (in quel caso più Facebook), avevano aiutato i manifestanti a far circolare le notizie.

In Turchia il governo ha deciso di non bloccarlo, ma nei prossimi casi? Accetteranno i dittatori di correre il rischio? Oppure bloccheranno il popolare social network?


Autore: Pasquale Scarpati

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